La Citroën C4 Cactus prima serie, lanciata nel 2014, è una di quelle auto che hanno diviso profondamente l’opinione pubblica: o la ami o la odi. Ma proprio per questo è un modello che ha fatto nascere una domanda: è stata l’ultima vera Citroën prima dell’era Stellantis?
In questo articolo analizziamo la C4 Cactus da veri esperti, sintetizzando caratteristiche, pregi, difetti e filosofia progettuale, con uno sguardo attento a design, motori, consumi, comfort e manutenzione.
Nel 2014 Citroën decide di rompere gli schemi andando a posizionare tra le city car e i SUV, quello che il mercato sembrava volere a gran voce: un crossover. Nasce così la C4 Cactus, un’auto che non è una C3, non è una C4, non è un SUV e non è sportiva.
Tecnicamente utilizza il pianale PF1 della C3 (lo stesso di Peugeot 208 e 2008), più leggero ed economico, ma prende il nome “C4” dall’alto della gamma. Il risultato è un crossover urbano che di vagamente fuoristrada ha solo il look, ma che incarna perfettamente lo spirito Citroën: sperimentare, osare, innovare… sbagliare.
Uno degli aspetti più caratteristici della C4 Cactus è il peso estremamente contenuto:
Versione base: 965 kg
1.6 BlueHDi 100 CV: circa 1.090 kg in ordine di marcia
La “guerra al peso superfluo” è stata vinta grazie a soluzioni costruttive radicali, materiali leggeri e una carrozzeria pensata come una struttura essenziale rivestita di plastica e gomma.
Il risultato? Consumi reali eccellenti, con il diesel capace di:
Chi sceglieva il diesel automatico doveva accettare il controverso cambio ETG6, un manuale robotizzato a 6 marce che i concessionari vendevano come il preferito dai tassisti. Non lo so.
Pro
Consumi simili al manuale
Più leggero ed economico di un automatico tradizionale
potenzialmente più semplice da manutenzionare
Contro
Cambiate lente e brusche
Vuoti di potenza
Scarsa prevedibilità in partenza, soprattutto in salita
Ma, ed è un grosso ma, usabile al meglio con le palette al volante, sempre in grado di farvi sentire piloti nelle vostre strade preferite. (guidate con prudenza).
Gli Airbump sono il simbolo della C4 Cactus: pannelli in gomma riempiti d’aria progettati per proteggere la carrozzeria da sportellate e piccoli urti. Nel complesso sembra che abbiano preso una C4 da rally, abbiano tolto tutto tranne il nome e ci abbiano messo un guscio Meliconi.
Funzionano? Sì. Invecchiano bene? Sì. Ma non si può dire lo stesso degli inserti in plastica più dura che compaiono intorno ai gruppi ottici anteriori e posteriori.
Quelli con il tempo possono scolorire e creparsi, soprattutto se come me tenete la macchina sotto il sole, sotto il sole, di Riccione.
Per questo modello assolutamente una scelta coraggiosa, ma non priva di compromessi.
La manutenzione della C4 Cactus diesel è relativamente economica:
Circa 360 € l’anno con tagliandi ufficiali
In media 1 € al giorno
Attenzione però al serbatoio dell’AdBlue, punto debole noto: meglio evitare il rifornimento a pompa e preferire sempre quello per caduta. Informarsi se sono stati fatti interventi di sostituzione o è ancora quello originale.
Esteticamente la C4 Cactus è tutto tranne che anonima:
Luci diurne LED sempre accese MA di colore diverso rispetto agli anabbaglianti
Protezioni laterali personalizzabili
Cerchi fino al 17”
Barre sul tetto e dettagli “alla francese”
Un design audace, riconoscibile, che non segue canoni estetici ma ne crea di nuovi con un progetto 100% originale che ha trovato seguito nel resyling della C3 che poi ha anche spaccato nei Rally.
La Citroën C4 Cactus prima serie racchiude tutti i tratti caratteristici del marchio:
è innovativa
ha un design coraggioso
una clamorosa attenzione al comfort
e… ha cappellato in alcuni aspetti
Proprio per questo viaggioequivalente.com la considera l’ultima vera Citroën, prima di un’epoca molto più triste sotto l’ombra di Stellantis.
Che piaccia o no, una cosa è certa: un’auto così oggi non esisterebbe. Oppure ne esisterebbero 3 di letteralmente uguali che cambiano solo il marchio: FIAT, Renault, Citroen. Ma vi siete accorti di che razza di scandalo? Così mi rovinano la fauna.