Grazie al cinema, ognuno di noi ha idealizzato in maniera profonda il deserto del Sahara, molto probabilmente associandolo a sconfinate distese di dune di sabbia rossa interrotte solo dai miraggi di quello che sognavano le ultime persone morte in quei luoghi… Oasi.
Nel 2018 ho avuto l’onore di mettere le ruote sulle sabbie di Merzouga in un periodo in cui Instagram era ancora una semplice distesa di foto fisse invece che un susseguirsi di video verticali in rapida successione.
Quel periodo ha fatto nascere questo blog.

La criminale scarsità di alcool che contraddistingue i paesi islamici ha invece fatto nascere questo delirio fotografico in cui mi sono ritrovato letteralmente disperso nel Sahara.
Marocco, Land of Picanto.

Mano a mano che sfrecci indemoniato verso sud con la macchina a noleggio che hai tra le mani, ti rendi conto di essere l’unico ignorante con una utilitaria in mezzo a una manica di fuoristrada allestiti da deserto.
Proprio in quel momento, a poca distanza dalle dune, ti torna in mente il lavaggio del cervello che ti ha fatto la pubblicità, le emozioni, lo stile, le prestazioni. Così ti rendi conto che… “Marco, sono tutte cazzate”.
Han Solo Chi?

Ok, potrei mettere una didascalia a impatto del tipo “Han Solo chi?” Invece sono carico ammerda per questa storia del paesaggio nel deserto e della gente vestita tipo da jedi e mi immagino ad aver appena sistemato il Millenium Falcon a martellate e bestemmie, con le mani sporche di olio, cercando di pulirne via un po’ con la sabbia di queste dune di un pianeta sconosciuto mentre vedo la nave che prova il decollo…
Mi hanno offerto tantissima droga ma ho sempre detto di no, giuro!
Eroe.

Il tramonto allungava le ombre, iniziava a fare freddo, sapevo che avremmo dovuto accamparci per la notte ma la mia testa malata non voleva capire… mi diceva di andare avanti.
Valle della disperazione.

Lasciatemi qui… salvatevi almeno voi, io non ce la faccio, ho bisogno di una birra
Io, solo.

Disperso. Dune per chissà quanti chilometri e le orme di non so quale bestia…
Finirò sbranato, lo so!
Preda.

Un cane del deserto.
Mangia prevalentemente carne. Di turista.
Mi segue da giorni
Granturismo.

Un turista russo e una guida berbera, persi anche loro.
Hanno dormito dentro all’altro dromedario che non ce l’ha fatta.
Procedevano a stento controvento e mi hanno chiesto se avevo dell’acqua… ovviamente ho risposto di no, mentendo.
Disorientamento.

Aspetta.
Questa mi sembra di averla già vista.
Sto girando intorno.
Rinforza il vento.
Un Comunista del Deserto.

Stavolta l’ho proprio scampata per un pelo!
Questo è un comunista del deserto.
Dalla kefia al collo, era uno dei più comuni esemplari filopalestinesi.
Appena mi ha visto ha tentato di aggredirmi con una tavola da sandboard.
Fortunatamente, proprio come fanno alcune specie di squali, al momento dell’aggressione ha chiuso gli occhi, questo mi ha dato il tempo di scattare una foto e, visto che comunque stava cercando di attaccarmi in salita, sono riuscito a scappare dall’altro lato della duna.
Quando ha riaperto gli occhi io ormai ero sparito alla sua vista e non è stato in grado di capire da quale parte fossi andato poiché è una specie facilmente impressionabile e con infime abilità predatorie.
Dal punto di vista scientifico è un avvistamento che non ha precedenti: è raro trovarli allo stato brado.
È una buona notizia averlo incontrato anche perché ogni volta che si addormentano, perdono la memoria. Avendo una tavola con sé, è probabile che a meno di un giorno di cammino ci sia un accampamento.
Troverete tutto questo genio nel mio profilo Instagram.
Ora, se con queste immagini sono riuscito a portarvi in un luogo ancora più lontano rispetto al Marocco, pensate dove potrei portarvi con una pubblicazione cartacea…
