Cracovia fuori dal mainstream

Se state cercando delle rotte fuori dai circuiti commerciali in un viaggio a Cracovia, siete finiti nell’articolo giusto, nel blog giusto.
Qui vedremo alcune esperienze di viaggio che si discostano dalla rotta turistica di massa e che quindi vi aiuteranno a dimostrare a voi stessi e al mondo che state spaccando nei pressi di Cracovia.
Nella programmazione* di un viaggio in Polonia, non potete non tenere conto di vere e proprie sorprese che questa parte d’Europa ha da offrirvi!


*o equivalente.

Cracovia Fuori dal Mainstream

Le 3 esperienze di viaggio che vi proporremo in questo articolo ruotano inevitabilmente attorno alla pianificazione sovietica che ha pervaso il blocco orientale e quindi anche Cracovia, ma più in generale l’intera Polonia nel dopoguerra.
Siamo quindi fieri di proporvi esperienze di viaggio che vi consentiranno di immergervi in un periodo storico che lascia su un’altra corsia gli ingombranti temi della Guerra, sicuramente parte importante nella storia delle invasioni straniere nella sfera socio-economica polacca, poi liberata, ma pilotata verso nuove imposizioni di una URSS in grado di plasmare lo skyline del territorio ed impostare le città in un modo molto diverso da quello al quale siamo abituati.

Esperienze di viaggio:

Tour della Città Ideale costruita attorno all’acciaieria di Nowa Huta

Dopo la liberazione dell’Europa Orientale da parte dei Russi, Stalin ha fortemente voluto affermare l’URSS come potenza economica e tecnologica mondiale, iniziando una vera e propria gara a “chi le ha più grosse”, contro il blocco occidentale.
Per affermarsi su quest’ultimo aspetto della Guerra Fredda, aveva bisogno di poderosi bollenti fiotti di acciaio fuso che uscisse in enormi quantità da impianti di produzione, preferibilmente costruiti da zero e in tempi record, che consentissero all’industria pesante sovietica di nascere e all’intera società dell’Unione di fare finalmente il salto dal Primo al Secondo Settore dell’economia.
Così tra il 1949 e il 1955 un’area di circa 4500 ettari di campagna, alle porte di Cracovia, diventò un nuovo impianto metallurgico lungo circa 4 chilometri, magistralmente collegato con un quartiere della città che doveva ospitarne la forza lavoro, il tutto urbanisticamente pensato per essere una vera e propria città ideale. Nowa Huta.

Piazza Centrale di Nowa Huta, la città ideale in Polonia

La città ideale doveva consentire a tutti gli abitanti di esprimere a pieno quel tenore di vita che il lavoro alle acciaierie consentiva di raggiungere, con quartieri di alloggi di massimo 3 piani, sapientemente collegati da ampie strade, sdrammatizzate da filari di alberi di alto fusto, aiuole curate e marciapiedi puliti, che accompagnavano la passeggiata verso ampi parchi pubblici, scuole, biblioteche e teatri, tutti raggiungibili comodamente a piedi ed in una camminata di massimo 15 minuti ma comunque ben collegati con i mezzi pubblici al centro di Cracovia, dove le Università e gli Studi Tecnici continuavano comunque a sfornare soluzioni per incrementare la produzione, già di prim’ordine, e la bellezza architettonica della città.
Dimenticatevi immediatamente i quadratissimi blocchi di appartamenti sovietici di fine anni ’60.
Qui lo stile era classicismo socialista allo stato puro. Quantomeno nel concept iniziale infatti chi arrivava in città da Piazza Ronald Regan, doveva aver l’impressione di entrare in un palazzo e restarne immediatamente colpito.
La piazza ha cambiato nome, prima si chiamava Piazza Stalin, ma ci sono moltissime altre denominazioni che tra la nascita della città e la caduta del muro, hanno cambiato nome.

Nowa Huta, la deposizione della statua di Lenin

Quello che infatti si potrà maggiormente assaporare con un tour di Nowa Huta è la lotta per la libertà di culto prima e per la libertà economica poi, che si è svolta proprio tra le strade che erano state pensate per evitare di farsi venire strani grilli per la testa.
Infatti, se andiamo oltre alla facciata estetica della costruzione, troveremo i motivi per i quali le strade erano così ampie e i quartieri così disegnati: difendibilità.
Presi dalla paranoia di regime relativamente agli attacchi, i progettisti della città hanno infatti trovato lo spazio necessario per realizzare bunker sotterranei con sistemi di areazione in grado di rendere respirabile aria contaminata da vari agenti (non solo relativi ad un attacco all’acciaieria), costruiti proprio sotto ai giardini interni dei blocchi residenziali, dove andavano a giocare i bambini dopo scuola, mentre i genitori potevano scambiarsi fiere opinioni purché aderenti alle ideologie imposte dal partito.
Solo una parte dei 250 rifugi sotterranei costruiti a Nowa Huta sono stati realizzati effettivamente con caratteristiche idonee a risultare anche antiatomici, anche se il regime tese a far credere che tutti i rifugi fossero in grado di proteggere dalle minacce atomiche. In realtà solamente quelli progettati verso la fine degli anni ’50, quando le scaramucce tra i due blocchi iniziavano ad essere particolarmente frizzanti.
Ulteriore elemento interessante relativamente all’urbanistica è l’ampiezza delle strade, costruite delle misure definitive per lasciare spazio ai mezzi militari anche in caso di crollo degli edifici che le circondavano.
Gli stessi elementi decorativi al di sopra degli edifici avevano sia una funzione estetica ispirata al Rinascimento, sia una funzione tattica, offrendo comodi ed eleganti trespoli per i cecchini che avrebbero dovuto difendere la città.
Durante la Guerra Fredda, la paranoia era potente in URSS, al punto che l’intera popolazione veniva addestrata alle procedure previste dalla TOPL (Terenowa Obrona Przeciwlotnizca) la difesa terrestre antiaerea.
La città ideale era quindi progettata come una vera e propria città fortezza, in grado di resistere ad attacchi aerei, sabotaggi tattici all’acciaieria ed invasioni dall’esterno.
Non era stato previsto però di dover fare i conti con rivolte al suo interno.

L’esperienza di viaggio, per i più appassionati potrà essere arricchita da un itinerario sulle orme della lotta per la libertà che culmina sulla visita alla Basilica di Nostra Signora Regina di Polonia, anche conosciuta come Chiesa dell’Arca del Signore.
Gli sforzi del Regime Comunista e gli investimenti nella propaganda che ha comunque avuto impatti sconvolgenti nella vita di molti cittadini dell’Unione, non sono valsi ad arginare la lotta perpetrata pacificamente tra gli anni ’60 e la metà degli anni ’70 dal sindacato Solidarność e dai ragazzacci cattolici capitanati dall’allora vescovo di Cracovia, che volevano la loro croce e la loro chiesa, in barba all’ateismo statale arrivato da EST.
Qualche carica sui manifestanti e cannonata d’acqua dopo, Nowa Huta lascerà spazio ad un vero e proprio monumento alla determinazione polacca, progettato dall’architetto Wojciech Pietrzyk, realizzato con pezzi di storia cristiana provenienti da tutto il mondo (e anche dalla Luna), costruito a partire dal 1968, tutto intorno a un frammento della tomba di Pietro, spedita in loco direttamente dal Vaticano e posata come prima pietra da colui che poi diventerà Papa Giovanni Paolo II.

Basilica di Nostra Signora di Polonia

Ulteriori spunti per una visita più approfondita della scena locale, potranno essere trovati al Centro Culturale, giusto dietro il monumento a Solidarność, dove è presente un’esposizione permanente di Zdzisław Beksiński, pittore, fotografo e scultore che ha lasciato al mondo opere senza nome, vagamente inquietanti, che meritano assolutamente di essere viste.
Mentre se volete una vera e propria chicca, sarà possibile organizzare una visita anche alla parte consentita dei Kombinat dell’acciaieria, dove tutto è ancora presente come se gli Uffici Amministrativi e il blocco operaio fossero stati evacuati nello stesso istante in cui veniva sciolta l’Unione Sovietica.
Per questo contattateci in DM… ci stiamo organizzando.

L'ingresso delle acciaierie di Nowa Huta

Mangiare ad una mensa che è rimasta a prima della caduta del muro

Se siete qui, sapete che i viaggi di cui parliamo sono culturali ed enogastronomici, anche se pensati con un piglio avventuroso.
E se state cercando una vera e propria avventura enogastronomica, l’esperienza di viaggio meno mainstream che potete fare nei pressi di Cracovia è una pausa pranzo ad un Milk Bar, provvidenzialmente ancora aperto proprio in centro a Nowa Huta.
Qui il tempo sembra si sia fermato a quando il Regime Comunista ha fatto fronte alla scarsità di materie prime alimentari, dando comunque modo di mangiare ai cittadini in un ambiente in grado di sfornare vassoi su vassoi di cucina tipica locale, purché non ci fosse nessun ingrediente ricco come ad esempio la carne. Da qui il nome Milk Bar, o meglio, Bar Mleczny.
Si presenta come una sorta di mensa aziendale, con tavoli a sufficienza per sfamare la parte meno abbiente della popolazione, grazie a delle cucine in cui per tutto il tempo in cui è aperto, ribollono enormi pentoloni di ricette locali, con standard igienici adeguati a non rimanere preda della cacca a spruzzo fulminante.
Questo è un punto importante su cui focalizzare l’attenzione! A differenza di altre parti del mondo (come giusto per esempio possiamo citare tutta l’America Latina) in cui i piatti sono visivamente invitanti, ma gli standard igienici ti prendono a schiaffi, qui di estetico sul piatto non ci sarà niente.
Ma sarà tanto, buono e molto economico! Inoltre avrete quasi subito quella stessa sensazione che potrete provare guidando un motorino nel traffico di Bangkok: rispetto da parte dei locali.
Vedrete diverse espressioni stupite nel trovarsi di fronte viaggiatori che vogliono provare la cucina polacca con queste modalità, tuttavia il sapore e le vibes dei piatti che troverete qui dentro saranno un’esperienza di viaggio degna dei più intrepidi esploratori enogastronomici.
Testato direttamente ad ottobre 2024, possiamo suggerire il Milk Bar Centrale di Nowa Huta:

Ad ottobre 2024, lo Zloty Polacco (PLN), valeva circa 4,3 Euro.
Per farci uno sconto sul prezzo finale, ho sempre diviso tutto per 4 e quindi un piatto di Pierogi (leggi “Piroghi”) poteva essere assaporato ad un prezzo compreso tra i 2 e i 3 Euro. Pazzesco.
Ma per darvi un’idea dei prezzi all’interno del Milk Bar posso lasciarvi il tabellone del Menu!

Passeggiata nel borgo di Niepołomice

Comodamente raggiungibile in circa mezz’ora di auto dal centro di Cracovia, Niepołomice è la dimostrazione di quello che può succedere ai paesini che giocano bene le proprie carte quando hanno la fortuna di trovarsi vicini ad una grande città ed il ruggente sviluppo post-sovietico spinge le persone a cercare soluzioni abitative diverse da un appartamento.
Nell’immaginario collettivo proveniente per lo più dal cinema, la Polonia potrebbe infatti ancora oggi essere scambiata per una meta dell’Europa dell’EST, molto grigia e triste di una depressione comunista esacerbata all’interno di sè stessi, all’interno di stanze senza arredi, all’interno di enormi blocchi condominiali di cemento armato.
In realtà, ammesso che fosse veramente così, da quel triste grigiume, la Polonia si è sollevata da tempo, anche se il clima continentale non l’ha per niente aiutata.
Niepołomice è il risultato dello sviluppo di Cracovia in capitale culturale di Polonia: un borgo di campagna in cui una parte di cittadini si è spostata alla ricerca di una tranquillità che si può trovare solo in un paesino di periferia in cui l’edificio medio è una villetta singola di massimo due piani fuori terra su un lotto di 1500 mq, con giardino sui quattro lati. Lusso di provincia che apprezzi solo quando te ne vai.
Tra il 1995 ed oggi, il paese è passato da 7000 a 17000 abitanti, conservando però soluzioni abitative diverse dai condomini sovietici e ritrovandosi quindi a scontrarsi con esigenze di mobilità motorizzata che era sfuggita alla pianificazione dell’URSS.
Cercando di evitare lo choc della RUSH hour pendolare, in un paio d’ore di una giornata soleggiata è possibile godersi pienamente il centro storico del paese.
Il paese si trova inoltre ai margini di un rilassante parco naturale: il Puszcza Niepołomicka.
Questo se possibile fornisce anche un valore naturalistico al sito che risulta oggi uno dei pochi luoghi in cui è ancora presente il Bisonte Europeo: il più grande animale selvatico terrestre che potrete trovare in Europa. Ve li vedete questi 9 quintali di bovino selvatico scampato alla fame dell’Unione Sovietica? Io sì. Li immagino caricarmi.

Tanta attenzione per la natura in realtà ha radici profonde.
Il territorio era infatti riserva di caccia di RE Casimiro il Grande, noto per aver trovato la Polonia fatta di legno ed averla lasciata fatta di pietra.
Qui il RE fece costruire in pietra “il Secondo Wawel”, un castello visitabile ancora oggi, con la particolarità di un ampio cortile interno cinto da comodi porticati, circondato da un parco pubblico che valorizza quella che un tempo era una zona umida dove era possibile andare a caccia a cavallo per giorni e giorni, lontano dall’affollata città di Cracovia, rifugiandosi nella natura per sfidarla e vincerla a colpi di freccia e spada, come solo un RE medievale avrebbe saputo fare.


Per trasformarvi in veri e propri RE dei viaggi On The Road, non c’è modo migliore di iniziare da dove tutto è partito: Cuba.
Ecco quindi a voi il link per raggiungere il primo diario di viaggio.
Un racconto acidissimo di 10 giorni a Cuba che, in fin dei conti, ci hanno portati tutti fino a qui:

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