Un Grand Tour del Messico da 4500 km in 25 giorni

Nella vita di ogni persona, per avere interazioni sociali da intrattenere al fine di raggiungere vari obiettivi, servono degli argomenti.
E proprio per questo motivo, suggeriamo di viaggiare il più possibile*.
E proprio per questo motivo, sono particolarmente felice di avere un argomento come l’itinerario che abbiamo seguito in Messico nell’ultimo viaggio di Ottobre-Novembre 2022.
Quindi se mi dedicherai solo un po’ del tuo preziosissimo tempo online, ecco a te un Grand tour del Messico da 4500 km in 25 giorni.
E, proprio come abbiamo fatto in Colombia, siamo sopravvissuti prenotando solo il volo dall’Italia (e la prima notte… Sai perché?).
Stavolta manco la macchina rega.
Un disastro finanziario annunciato!

* il più possibile indipendenti e il più possibile on the Road, per mischiarsi meglio con i locals, che proprio come noi, hanno a che fare con le strade tutti i giorni.

Un Grand Tour del Messico da 4500 km in 25 giorni

Indice

Città del Messico

Credo francamente che all’inferno ti facciano passare il resto dell’eternità a guidare attraversando il centro di Città del Messico, avendo fretta per un qualche motivo molto importante.
No, sul serio. Il peggior posto in assoluto dove abbia mai guidato in vita mia.
Anche peggio di Casablanca, anche peggio di Padova e che il cielo mi salvi, anche peggio di Bangkok (dove peraltro si guida dalla parte sbagliata della strada). Potrai trovare tutto il mio odio per le strade di città del Messico in questo articolo
Ma una volta che vi sentite pronti ad affrontare tutto questo, la città non potrà che mostrarsi per quello che in realtà è.
Ed è un mostro di oltre 9 milioni di abitanti, che letteralmente dilaga in un altopiano situato a circa 2250 metri di altitudine, all’altezza del tropico del Cancro.
Istituita con il nome di Ciudad de Mexico nel 1824, era stata insediamento di civiltà precolombiane già dal IX secolo dC, ed ai tempi la città sorgeva su un’isola artificiale al centro di un maledettissimo lago.
La soluzione ha dato parecchi grattacapi agli spagnoli prima che la città capitolasse… Soprattutto perché i ponti mobili realizzati per raggiungere l’isola dalla terraferma erano velocemente rimovibili e lasciavano varie decine di metri di acqua su cui annegare comodamente a qualsiasi invasore.
Magari più avanti ci faccio un articolo dedicato, ma a quanto pare, quando arrivò Cortes, la città era florida, con un ruggente interscambio commerciale e servizi pubblici ben funzionanti.
Già questo è degno di nota, ma la vera chicca è proprio che si presentava come una città sostanzialmente inespugnabile, già che era al centro di un fottuto lago.
La cosa mi ha affascinato parecchio.
Tutto ciò che resta di questa gloriosa opera azteca è… niente!
Non ne è rimasto sostanzialmente niente perché una volta conquistata tramite alleanze e strategie di raggiro degli assetti socio-economici preesistenti, gli spagnoli hanno interrato tutto il resto del lago e ci hanno costruito sopra la loro città coloniale con chiese, ville, piazze, parchi, e via dicendo.
Quello che più mi ha colpito, soprattutto nel vero e proprio cuore del centro storico, dove sorgeva la città antica, è che effettivamente si sono fidati un po’ troppo di questa cosa delle fondamenta azteche sul lago, in quanto gli edifici pendono. Pendono davvero tanto, sembra di essere brilli, è tutto storto.
A parte questo, le zone che abbiamo esplorato sono state lo Zocalo, la zona dei musei e, al ritorno, la zona del museo di Freeda Khalo in cui non siamo entrati perché bisogna prenotare tipo 3 settimane prima (3 settimane che avevamo tra l’altro).
Infine, davvero interessante la zona intorno all’aeroporto, la strada proprio.
Perché la viabilità di Città del Messico fa schifo male e, non solo ci si metteranno ore a fare poche decine di km, ma anche sarà incredibilmente facile sbagliare strada perché non sembrano avere una cultura della segnaletica stradale.
Un inferno*.

* che, vista l’efferatezza con cui si sono svolte le cose in tempi passati, ci meritiamo in pieno.

Teotihuacan

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Ad ulteriore conferma che quando viaggiamo, lo facciamo con innocente curiosità culturale-enogastronomica, ci siamo sparati una visita al sito di Teotihuacan. In quad, ovviamente*.
Teotihuacan, ti sfido a dirlo giusto al primo tentativo. Quanto spaccavno questi, Teotihuacan… come parlavano!?
Ora, non voglio trasformare l’articolo in un tributo alle civiltà pre-colombiane, ma devo confessare che è uno dei motivi per cui ho spinto il Messico come meta di viaggio in una delle tante riunioni che teniamo io e il Patron prima di partire.
E Teotihuacan era una sorta di Città del Messico prima dei conquistadores, prima anche di Città del Messico.
La storia ha diversi spunti interessanti, tra i quali figura sicuramente la fissa che gli aztechi avevano per i sacrifici umani, ma in secondo luogo l’abilità nel sottomettere i popoli circostanti e mantenere un interscambio commerciale così florido.
Non ultimo il fatto che attorno agli edifici, sono state trovate le prove dell’esistenza di un interessante sistema di cicli dell’acqua potabile, veramente tanta roba, fino a quando la città non è andata in rovina.
Nessuno è stato in grado di spiegarmi il vero motivo, ma io presumo sia stato un evento tipo una epidemia o, ancora più grave, l’esaurimento della fonte che teneva la città pulita… o già che potrebbero essere strettamente correlate, entrambe le cose.
Ad ogni modo, il tour in quad comprendeva la guida, che ne sapeva davvero tanto sull’antica urbanistica della città, la fedelissima acustica che si godeva sotto ai templi (così tutti potevano sentirti morire durante il sacrificio), oltre che sull’abilità d’avanguardia che hanno mostrato gli antichi in astronomia e in matematica. In quad la guida ci ha accompagnato ai laboratori di terracotta locale, ha tentato di venderci prodotti enogastronomici locali, in diverse tappe fuori dal sito, e ci ha deliziato lasciandoci volutamente al buio all’interno di una grotta per un tempo sufficiente a farci caricare i pugni. Grotta di cui non abbiamo capito l’origine ma che veniva usata come catacomba… era tutto pronto per noi, da morti. Un’esperienza da provare!

* a mia difesa devo dire che con il marketing al sito non scherzano! Cioè siamo arrivati comodamente in macchina, abbiamo comodamente parcheggiato, ci è comodamente venuta incontro una guida, e con assoluta disinvoltura ha tirato fuori questo foglio plastificato con stampato sopra un cazzutissimo quad. Pochi secondi dopo ci eravamo comodamente seduti sopra. Avremmo potuto fare altrimenti?

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Xochimilco

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Immaginatevi un dedalo di canali artificiali dalle acque tranquille, avvolti nella vegetazione tropicale e incorniciato da uno sfondo di montagne rocciose che si riflettono lentamente increspate dalle scie di variopinte chiatte spinte da remi un po’ come le Gondole di Venezia.
Tutto questo si trova a Xochimilco.
Questa bucolica località è presa d’assalto da turisti e assediata dal chiasso festoso e vagamente alcolico, non solo di stranieri ma anche di Messicani che letteralmente assalgono i pontili alla ricerca di affittare le imbarcazioni che rimangono a disposizione.
Il prezzo si aggira sui 600 pesos all’ora, per un’imbarcazione, inutilmente negoziabili poiché si sono organizzati facendo un comodissimo cartello che in nessun punto della località si abbassa a contrattare sotto tale cifra.
Non ne troverete a prezzo inferiore rispetto a quanto propongono gli spaccini che letteralmente vi assaliranno appena scendete dalla macchina.
Rimane tuttavia possibile trovare altri spiantati con cui dividere la cifra.
Di per sé l’escursione in questi variopinti pezzi di legno è una rilassante giornata all’aria aperta, su un sonnecchiante canale immerso nel verde.
Ma potete sempre trasformarla in una specie di festino a base di alcolici tentando di andare all’arrembaggio di altre imbarcazioni dove ci sono potenziali target se ci si vuole elevare a predatori sessuali internazionali.
Questo a noi non è successo, a parte le birre… nessuna preda.

Puebla

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Puebla è uno dei così detti pueblos magicos, poco distante da Città del Messico.
La distanza non è da considerarsi breve in termini assoluti tra due centri a sé stanti ma, e in questo caso si è notato in maniera disarmante, è da considerarsi tendente allo zero, dato che l’edificazione selvaggia per km tutto intorno alle città, le porta a fondersi insieme, e non è da escludere che nel giro di pochi altri decenni, veramente Città del Messico e Puebla saranno sostanzialmente una cosa sola.
Questo è molto triste per via di quanto stiamo erodendo del nostro Pianeta, ma è la realtà dettata dal modello di sviluppo di cui nessuno sembra più poter fare a meno.
Ad ogni modo, Puebla è molto carina, una vivace città coloniale colorata e a misura d’uomo, quantomeno nella sua parte storica. Sede di diverse università, se avete la fortuna di finirci nel fine settimana c’è una piazzetta che ha un fiorente mercatino dell’antiquariato.
In realtà in quel quartiere oltre al fiorente mercatino ci sono proprio dei rigattieri dove ho avuto modo di trovare delle cartoline vintage e vagamente cringe da spedire in Italia.
Sono abbastanza fiero dei miei acquisti a Puebla! Ci ho trovato anche una targa ammaccata che credo appenderò da qualche parte in casa.
Per il resto, la città ha il suo centro coloniale “Zocalo” e una zona artistica piena di Graffiti tra l’artist quarter e il Barrio El Alto.
Mi sento di consigliarvi di investirci un po’ di tempo!

Escursione da Puebla: Cholula + Chipilo

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Da Puebla sono facilmente raggiungibili un ulteriore sito archeologico chiamato Cholula, caratterizzato dal fatto di essere sostanzialmente un tempio che è stato coperto da una fitta vegetazione che lo ha fatto sembrare a tutti una collina finché una frana non ha portato alla luce alcune rovine.
Gli Spagnoli, come facevano di consueto, sopra al tempio hanno costruito una chiesa, che è l’ultima di una costellazione di altre 365 tutto intorno.
Dalla cima, oltre a poter ammirare la splendida chiesa, ci sarà una magnifica visuale sui 2 vulcani della zona, salvo foschia.
Noi ad esempio abbiamo ammirato foschia.
Un’ulteriore tappa, davvero interessante, molto vicino a Puebla è la cittadina di Chipilo.
Questo è una piccola cittadina in collina che ha la particolarità di essere stata fondata verso la fine del 1800 da 150 nuclei familiari avventurieri veneti, che da buoni veneti hanno socializzato pochissimo, hanno rinominato la montagnetta che c’era lì vicino Monte Grappa, e si sono tenuti il dialetto veneto fino ad oggi*.
Per dei veneti come noi è un luogo dove ASSOLUTAMENTE bisogna passare, soprattutto perché vanno bene i viaggi enogastronomici ma, diciamocelo, uno non può campare per 25 giorni di roba piccante, pesante e che fondamentalmente sa sempre di mais.
Lì ci trovate una sfilza di ristoranti italiani e se per caso capiscono che siete veneti è una sbronza a spritz assicurata.
Qui abbiamo conosciuto Paolo che ci ha accolto con una meravigliosa simpatia di stampo vicentino, un dialetto con pronuncia impeccabile, ci ha messo in mano immediatamente uno Spritz Aperol e ci ha offerto una Carbonara, così , giusto perché eravamo passati di lì. Un tesoro. Feel at Home!
Il suo ristorante si chiama El Canton dell’Italiano, o qualcosa del genere. Con le carbonare sanno il fatto loro!

* Essendo originari in parte dell’alta Trevigiana, in parte del bellunese, il veneto che si sono portati in Messico oggi non è facilissimo da capire, in quanto un po’ alla volta si è mischiato con lo spagnolo diventando qualcosa a sé che ha preso il nome di Chipileno.

Tra Puebla e Oaxaca

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La vita è piena di imprevisti, questo lo sappiamo per certo da un pezzo, giusto?
Però un luogo previsto in traccia, che poi non abbiamo avuto modo di visitare per una serie di motivi trascurabile in questa sede, è stata una riserva naturale davvero intrigante.
Sto parlando della Riserva della biosfera di Tehuacán-Cuicatlán, situata a circa 150 km a sud-est di Puebla e raggiungibile in circa 2 ore.
Il dettaglio che più di tutti aveva attirato la mia attenzione in fase di raccolta di informazioni era che questo sito è “nel mirino dell’UNESCO” ma non è ancora UNESCO.
Non so voi ma la frase di cui sopra mi stuzzicava parecchio!
Cito da Wikipedia: “Una delle caratteristiche ecologiche più importanti della valle di Tehuacán-Cuicatlán è la sua foresta di cactus colonnari, una delle più alte concentrazioni di queste piante al mondo. Quarantacinque delle settanta specie segnalate in Messico si trovano in questa parte centrale del paese. Queste specie sono la componente dominante in un totale di nove comunità vegetali che sono per lo più endemiche di Tehuacán-Cuicatlán. L’area contiene anche cespugli xerici, foreste tropicali decidue, pinete, quercete e foreste pluviali”.
Ora, vi assicuro che già passarci in mezzo nell’itinerario da Puebla a Oaxaca, solo vedendo sfrecciare quei Cactus che così tanto mi ricordavano il Deserto di Tatacoa in Colombia, è stato davvero bello.
Ma sono convinto che il sito meriti una visita più approfondita, per lo meno di mezza giornata, magari partendo sul prestino da Puebla alla mattina, per arrivare a Oaxaca comunque in tempo abbastanza utile alla sera.
Qui sotto i cactus di Tatacoa:

Qui sotto vi lascio una mappa per farvi una minima idea di cosa stia parlando: non è impossibile, bisogna solo organizzarsi un po’ più di quello che generalmente facciamo noi.
Sono sicuro che con una ricerca fatta bene, troverete uno spot per una escursione da fare in giornata!

Oaxaca nei Dias de los Muertos

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Nei viaggi ci piace spaccare.
E uno dei luoghi in cui una volta nella vita volevo assolutamente essere era proprio Oaxaca nei dias de los muertos.
Ora, durante il viaggio che ho avuto l’immeritata fortuna di fare, ci siamo trovati in mezzo a varie vicissitudini, una delle quali è stata la maledizione di Montezuma… non sai di cosa parlo? Meglio così credimi.
Ma nello specifico, il mio compagno di viaggio, l’inarrestabile “Sinto possessore di litorali” Nico Patrian, durante il soggiorno a Oaxaca è stato colpito da una cacca a spruzzo potente e persistente.
Mi sono pertanto trovato per diverso tempo a viaggiare da solo, e questo nel bel mezzo di una festa di risonanza internazionale e con la birra a 1,2 EUR a lattina non è esattamente il presagio di qualcosa di profondamente spirituale e glamour come ci si potrebbe aspettare.
Ad ogni modo, sarò sintetico: Oaxaca merita assolutamente di essere visitata! Veramente, ha tutte le carte in regola, i colori, i graffiti e l’atmosfera per trascorrerci un paio di giorni.
Se le notti diventano 3 occorre armarsi con escursioni a:

  • Le cascate fossili di Hierve el Agua
  • La ruta del Mezcal

Vedete un po’ voi.
Ma le cose in assoluto più importanti sono 2:

  • Andare nei cimiteri il 2 Novembre
  • Seguire la Calavera il 1 Novembre

I messicani hanno infatti un rapporto molto particolare con la morte.
Da sempre in realtà, perché vorrei ricordare che morire ai tempi degli Aztechi era considerato un passaggio sacro che doveva essere onorato tanto quanto la vita.
Al punto che se si moriva male* non si aveva diritto alla vita ultraterrena, mentre se si moriva “bene” come ad esempio in guerra o sacrificati, si poteva avere accesso all’aldilà.
Dopo che i Conquistadores sono arrivati con la loro imposizione del Cristianesimo e che i messicani hanno scoperto che anche il Cristianesimo aveva una ricorrenza con i morti, hanno sfruttato la grande opportunità e si sono fatti una loro usanza che potesse soddisfare la credenza ancestrale di non morire così semplicemente.
I messicani non muoiono davvero finché c’è qualcuno al mondo che si ricorda di loro.
Questo è in parole povere il vero significato che ho trovato nel Dia de los muertos.
E durante le notti dei giorni dei morti, loro tornano nel nostro mondo anche se non possiamo vederli e ci stanno vicino e fanno festa con noi e ci rimproverano, se serve.
Andate in cimitero la sera del 2 novembre.
FATELO.
L’indirizzo giusto è questo:

* morire male può considerarsi un morire da vecchi nel proprio letto

Con senno di poi, 3 notti per l’esperienza dei dias de los muertos sono anche troppe…
A mio modesto parere, c’è festa grande da fare la sera del 1 novembre (il giorno prima) perché di fatto la città si carica di turismo internazionale ma non sono tutti fuori espressamente per l’evento, mentre le feste ci sono… e sono anche belle!
La notte del 2 novembre invece è quella in cui visitare i cimiteri e seguire le bande che suonano acapella intorno a quella calavera rotante e sobbalzante. Di questo non vi pentirete.
Il giorno successivo sono fattibili le escursioni come indicato sopra… così ottimizzate i tempi!
Tenete però conto che se il giorno dopo andrete come abbiamo fatto noi a Puerto Eescondido, c’è una strada veramente figa da percorrere (vedi qui sotto).

Puerto Escondido

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Tramonti sull’Oceano Pacifico, Surf e cazzutissimi maggiolini pimpati da Dune Buggy con un vago gusto rat rod: questo è Puerto Escondido.
Una piccola città ad Ovest, sulla costa del Pacifico dove tutto sembra pensato da surfisti per i surfisti.
Complice il fatto che per la prima volta mettevo piede nel Pacifico, l’esperienza è stata intensa.
Intanto il sole tramonta sull’acqua e questo per gente malata di mare come me garantisce il prolungamento fino a sera di quella sensazione di pace, che quasi ti strappa via la faccia verso l’acqua.
Strano da descrivere, vero? Ma la sensazione è quella: un magnetismo potente che ti tira verso l’orizzonte.
Poesia a parte, la nozione fondamentale che ho imparato a Puerto Escondido è che i surfisti rimorchiano facile.
Sul serio, basta loro conficcare la tavola sulla sabbia, guardarsi attorno e fiondarsi dalla prima sconosciuta che si sta godendo il tramonto.
Presa.
Proprio come il giorno dopo ho preso la mia prima lezione di surf.
Non dei grandissimi risultati perché ho cavalcato solo un’onda, mentre il tatuatissimo Nico Patrian almeno 5.
Ma a me che me frega, ho surfato!
Un’ora è sufficiente a finire le energie.
Lo spot da cui ci siamo cimentati si chiama Punta Zicatela. Ci trovate un baracchino fantastico in spiaggia, coperto da palme, con istruttori pronti ad aiutarvi a buttarvi per la prima volta tra le onde.
Da provare!
Puerto Escondido merita pesantemente.
Se volete un suggerimento per un ostello: VIVO ESCONDIDO! Spaccano.

Piccola chicca che mi è stata caldamente consigliata vicino a Puerto Escondido? Mazunte.
C’è una spiaggia nudista, non dico altro.

San Cristobal de Las Casas

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Da Puerto Escondido a San Cristobal de Las Casas, preparatevi ad affrontare un viaggio di circa 10 ore.
Vale a dire che è impegnativo e che quasi sicuramente vi porterà via una notte di festa a Puerto Escondido.
Ma ne vale la pena.
Qui si entra tra gli eroi, almeno per chi rimane a casa… Perché vi state addentrando in Chiapas, non esattamente la regione più turistica e tranquilla del Messico.
Ora, spiace contraddire in toto la valanga di ansie che mi sono state riversate addosso prima della partenza, ma il Chiapas non è stato particolarmente pericoloso.
Devo ammettere che è stato l’unico posto al mondo in cui siamo stati fermati da un gruppo socialista che aveva tirato delle tavole chiodate su entrambe le corsie della strada, ma superato quel breve ostacolo è andato davvero tutto liscio. Non erano neanche armati!
San Cristobal de Las Casas è un luogo che sta mantenendo abbastanza bene le sue vibrazioni selvagge.
Questo è ancora oggi scambiabile per un covo di Zapatisti, che però si sono riorganizzati.
Resta il fatto che la passione con cui promuovono i prodotti locali e l’anticapitalismo, è potente anche tra le guide dei Free Walking Tour.
In particolare, qui è possibile visitare la cittadina di San Cristobal, compreso il mercato dei prodotti locali, abbandonarsi a un po’ di shopping di prodotti artigianali che mantengono veramente un minimo di artigianato locale e infine un paesino indigeno dove è proprio meglio non fare fotografie: San Juan Chamula. Ci si può fare una escursione in mezza giornata se si vogliono vedere cose strane e usanze indigene (come sacrifici di animali dentro una chiesa).
Escursioni che invece abbiamo effettuato (e che ci hanno portato tra le grinfie dei socialisti) sono state alle cascate di Agua Azul* e alle cascate di Misol Ha, che si raggiungono in direzione Palenque… pagando 100 pesos di pedaggio ai socialisti che ti fermano con le tavole chiodate (non mi è andata giù questa cosa).
Solo quando sono arrivato nei pressi delle cascate, ho avuto modo di capire dalle mappe e guardando fuori dal finestrino, quanto incredibilmente bello sia dal punto di vista paesaggistico il Chiapas.
Nasconde queste colline immerse nella giungla che si apre a numerose cascate e corsi d’acqua che irrompono verso il basso… Davvero tanta roba!
Purtroppo, quantomeno alle cascate di Agua Azul, la visita è rovinata dalle insistenti richieste di accomodarsi ai tavoli degli innumerevoli ristoranti costruiti lì intorno, o di comprare qualcosa alle innumerevoli bancarelle che ci hanno costruito attorno, o ancora di pagare una delle innumerevoli guide che ci si radunano senza aver nessuna garanzia che non ti portino in un altro covo di socialisti.
Misol Ha molto meglio. Lungo la strada abbiamo anche trovato un’autostoppista tedesca che si accingeva ad accamparsi alle cascate in tenda.
Sono entrambe balneabili e vale la pena buttarsi in acqua se non si ha paura dei pesci nelle uretre.

* che di azzurro non aveva proprio niente

In realtà mi spaventano di più i coccodrilli, devo essere sincero.

Palenque

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Sulla stessa linea di incredibile bellezza paesaggistica della strada appena percorsa tra San Cristobal e le cascate, si trova il sito archeologico di Palenque.
Credo francamente che valga la pena riposarsi una notte in un qualche alloggio in mezzo alla giungla e ingaggiare una guida per poter vedere le rovine del tempio e gli animali in mezzo alla giungla.
Il sito archeologico è favoloso. Vi farà sentire come dei veri e propri esploratori alla Indiana Jones perché si trova letteralmente in mezzo alla giungla. Consigliatissimo! Le rovine delle piramidi a gradoni escono dai confini della foresta pluviale e durante le Golden hour una lieve foschia avvolge tutto in un’atmosfera pazzesca, accentuata dalla presenza di stormi di volatili e da richiami di chissà quale bestia selvatica.
Armatevi di scarpe adeguate ad affrontare il fango ed un breve trekking tra il sito e la zona della vegetazione dove si nascondono le scimmie urlatrici. Non ve ne pentirete!
Così come non vi pentirete dell’incredibile vista che offre il tempio che fuoriesce dalla giungla all’interno di un incredibile parco naturale. Ottime vibes!

Palenque e i suoi pericoli

Bacalar

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Tra i più grandi errori di questo incredibile viaggio alla scoperta del Messico, sicuramente c’è stato quello di non dormire allo Yak Hostel di Bacalar, preferendo invece un Resort con giardino direttamente sulla Laguna Blu ed una di quelle incredibili altalene IG friendly.
Abboccato all’amo, senza esca, di nuovo!
La Laguna di Bacalar, da un punto di vista paesaggistico è una delle più grandi meraviglie che abbia mai avuto la fortuna di vedere con i miei occhi. Non scherzo.
Si tratta di una immensa laguna di acqua dolce e mediamente poco profonda, che presenta fondali di sabbia molto chiara e restituisce quindi agli occhi che li sappiano apprezzare, dei colori che dal bianco della sabbia calcarea, arrivano dall’azzurro del cielo, attraversando macchie di blu scuro, ove la vegetazione subacquea o la profondità aumenta per passare al verde brillante, ove la vegetazione cresce fuori dall’acqua.
Presso questa località sono disponibili numerose escursioni in barca per poter andare ad ammirare da vicino l’incredibile bellezza che è stata riservata a questo angolo di pianeta.

Come potete chiaramente osservare dall’immagine sopra inserita, l’idea di posizionare le amache direttamente sull’acqua, risulta particolarmente adeguata a passare momenti rilassanti.
E l’alloggio che avevamo scelto per le notti di permanenza presso Bacalar era particolarmente adatto a rilassarsi, sebbene la quantità di insetti presenti la notte, abbia costretto la proprietà a posizionare le tende anti zanzara sopra i letti, dando un tantino quella sensazione di calustrofobia in quanto la stanza era grande più o meno quanto una cabina di legno di uno stabilimento balneare del nord Italia e quindi sembrava letteralmente di entrare nel nido di un ragno arredato.
Ad ogni modo l’Ecocamping Yaxche di Bacalar è un buon posto per rilassarsi dai pesanti trasferimenti di un viaggio on the road in Messico: offre soluzioni in grado di soddisfare varie tipologie di viaggiatori, compresi quelli che volessero dormire in tenda.
Ma la vera chicca per bestie da festa come noi, è sicuramente lo Yak Hostel, in cui abbiamo avuto l’onore di trovarci per una festa in una delle due notti in cui abbiamo dormito* presso Bacalar. Sfortunatamente, la distanza tra i due ci ha imposto di frequentare le strade per poter spostarci dal luogo del riposo al luogo del divertimento.

* ovviamente poco, male e ancora mezzi brilli.

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Tra le più belle attività di un viaggio in Messico, si segnala invece l’escursione in barca nella Blu Lagoon di Bacalar. Sfortunatamente, complice la totale disorganizzazione che abbiamo applicato con maestria a questo nostro Rush, non abbiamo verificato le partenze ed eventuali questioni ambientali che vengano applicate su un tale gioiellino naturale per questioni di sostenibilità.
Sostanzialmente ci siamo persi la partenza delle escursioni che non sono giustamente pensate per turismo mordi e fuggi quale quello applicabile ad un tour di quasi tutto il Messico da svolgere in 20 giorni.
Sembra infatti che le escursioni partano solo 3 giorni a settimana e che se non ci si trova in uno di questi, semplicemente non si possano andare a visitare le isole e gli angoli più sperduti della laguna in quanto le imbarcazioni non sono nemmeno autorizzate a salpare.
Poco male, con un tantino più di organizzazione, vi sarà possibile raggiungere questo luogo di infinita bellezza, andandolo a visitare da vicino con delle imbarcazioni che provvederanno al vostro trasporto a prezzi che si aggirano tra i 30 e i 50 Euro.

Tulum

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La strada che separa Bacalar da Tulum è costituita da un lungo serpentone d’asfalto a 2 corsie per senso di marcia che, con poche curve, striscia tra la giungla e i Cenotes per portarvi dalla Laguna di Bacalar al Mar dei Caraibi.
Scrivendo questo articolo, mi è capitato di riguardare con calma il tragitto, apprezzando con la vista satellitare quanto sia incredibile dal punto di vista geologico e naturalistico questo tratto di America Latina.
La foresta sembra impenetrabile e dall’alto è possibile osservare questi crateri che aprono alle riserve d’acqua sotterranee presenti lungo la strada, completamente nascosti dal verde.
Guidando non vi accorgerete di niente. Sembrerà solo una lunga strada costeggiata da una fitta foresta con di tanto in tanto alcune strade sterrate che vi si affacciano, lasciando raramente tracce di pneumatici impolverati sull’asfalto.
Per non farci mancare un po’ di adrenalina, abbiamo deciso di partire con l’auto praticamente a secco, fiduciosi che avremmo sicuramente trovato un distributore in quei 200 km che ci separavano da Tulum.
Illusi.
Forti tuttavia di una rinvigorente serata allo Yak, abbiamo preso con ottimismo l’altissima probabilità di rimanere senza carburante nel bel mezzo della giungla messicana, fiduciosi che una buon anima ci avrebbe potuto soccorrere in caso l’auto si fosse spenta.
Non ho mai visto così poco traffico in Messico.

Fauna locale

Tulum è già da tempo una vera e propria metropoli del divertimento lambita dal Mar dei Caraibi.
Essendo in un luogo in cui in tempi passati civiltà che praticavano il sacrificio umano avevano pensato bene di erigere un tempio a basamenti piramidali proprio sulle spiagge bianche dei Caraibi, Tulum si è velocemente dimostrata il luogo di perdizione ideale per due spiantati in cerca di esilaranti e poco edificanti intrattenimenti serali.
Ciò che stupisce particolarmente di Tulum è il target che la Città sta cercando di raggiungere, attraverso la deforestazione di importanti tratti di giungla e la costruzione di quartieri di lusso e resort pronti ad accogliere la clientela più abbiente possibile.
A Tulum la nostra incursione culturale si è limitata al Castillo, l’impressionante costruzione Maya a picco sul mare e sulle spiagge di sabbia finissima dei Caraibi su cui è assolutamente consigliato svolgere una visita guidata.
Ai tempi, i conquistadores spagnoli hanno avuto i primi contatti con la civiltà Maya proprio grazie alla visibilità dalla costa di questa importante città, che al momento della scoperta era un importante snodo commerciale tra varie potenze pre-colombiane.
Il luogo dove hanno eretto l’edificio è tuttora invidiabile, con questa vista sulle acque cristalline dei Caraibi e la sabbia bianca al limitare della giungla.
La seconda parte importante della visita a Tulum è stata alle spiagge, presso cui si affolla il turismo internacional da resort e i venditori di birrette da spiaggia che rendono la permanenza incredibilmente gradevole.

Sonnecchianti barche di legno arenate sulla sabbia bianca a Tulum

Ma la vera chicca è stata la scoperta del Che Tulum Hostel & Bar, un ostello dove ogni sera l’animazione dava modo agli ospiti di conoscersi e scambiare idee di viaggio e progetti di vita ed in cui nel mezzo di cammin di nostra vita, abbiamo realizzato che iniziamo ad essere nella parte alta del target degli ostelli, in quanto la maggior parte delle persone con cui abbiamo avuto l’onore di intrattenerci non raggiungevano i 30 anni.
Ad ogni modo, le scene viste a Tulum nelle due notti trascorse con i ragazzacci dell’ostello, costituiscono un importante bagaglio culturale su quanto accade nelle notti brave in Messico.
Quale anticipazione, vi basti sapere che la più innocente è stata vedere i proprietari di un locale salire sul bancone con dei Liquidator caricati a Rum schizzare in bocca indistintamente a ragazze e ragazzi che poi prontamente leccavano quello che era rimasto fuori*.

* E se state pensando che la frase sia vagamente pornografica, beh non vi dico la scena.

Valladolid

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Una delle più graziose cittadine coloniali che si possano visitare in Messico è sicuramente Valladolid.
Della piccola città sull’inizio della via del ritorno dai Caraibi a Città del Messico, si segnalano gli incredibili giardini pubblici al centro dello Zocalo.
Particolarmente indicata come sosta tattica per Chictchen Itza e per alcuni dei Cenotes più incredibili del Messico, si segnalano per il pregio della fattura le poltroncine in cemento lavorato presenti ai giardini, buone per un briefing di confronto con il co-pilota, un match di braccio di ferro o un primo approccio con malcapitati di sorta.

I colori sgargianti scelti per gli intonaci, la caratteristica urbanistica di stampo coloniale e l’architettura sapientemente conservata degli edifici eretti dopo la conquista spagnola, consentono di apprezzare ancora oggi la Cattedrale di San Gervasio, di degustare una Michelada sotto i portici attorno alla piazza principale e, volendo di scegliere una visita presso il Monastero di San Bernardino da Siena, optando poi per le visite al Tempio Maya di Chitchen Itza ed ai Cenotes Ik Kill, dal quale è possibile tuffarsi e Suytun, consigliatissimo per Instagram!

Cenote

L’immensa quantità di Cenotes di cui ho parlato durante il trasferimento tra Bacalar e Tulum, portano a pensare che se state cercando quello che non è ancora diventato una sorta di spa attrezzata con tanto di docce ed armadietti, potete anche trovarlo.
E potete anche morirci dentro perché effettivamente avendo visto come sono fatti, non mi sorprenderebbe che caderci o tuffarcisi dentro, in assenza di infrastrutture adatte all’uscita, sia una cosa particolarmente stupida da fare.

Campeche

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Poche città al mondo, lambite dal mare, possono vantare di avermi fatto provare la dannata voglia di svignarmela il più presto possibile.
Campeche è tra queste, insieme a Da Nang, un villaggio in Croazia vicino a Pula sul quale tuttavia mi riservo una seconda possibilità a distanza di ormai 15 anni e… Genova.
Essendo alle prese con un roadtrip da 4500 km, si cerca di rendere il viaggio di ritorno verso Città del Messico il più possibile logico da un punto di vista di gestione dei tempi.
Questo principalmente per il fatto che si sta pur sempre guidando su strade dell’America Latina e gli standard di sicurezza e di affidabilità delle infrastrutture pubbliche sono molto diverse da quelle europee. Di conseguenza, anche i tempi di percorrenza ai quali siamo abituati, vanno semplicemente fuori scala grazie a tutta una serie di accorgimenti che sia chi costruisce le strade, sia gli altri automobilisti, si premurano di adottare per renderti la guida un inferno.
Cercando quindi su Maps, altri blog, la nostra guida cartacea di National Geographic ed instagram, siamo arrivati alla conclusione che passare qualche ora a Campeche potesse non essere un’idea cattiva.
Sbagliavamo.
Sostanzialmente ci siamo fatti abbindolare da WeRoad, che lo propone come meta, e dalla vicinanza all’Oceano Atlantico, che ci ha permesso di immaginarci le stesse sabbie bianche caraibiche che si trovavano a poche decine di km più a sud, nello Yucatan.
Devo dire invece che siamo rimasti negativamente colpiti dalla quantità di costruzioni che sono state innalzate proprio sulla spiaggia, con un Malecon a 6 corsie, lungo chilometri a sostituirsi alle spiagge oceaniche.
Da qui un principio ha iniziato ad insinuarsi nelle nostre esperienze di viaggiatori.
Il Golfo del Messico non è un luogo per chi ama le spiagge.
Al di là di quanto sopra, lo Zocalo di Campeche presenta delle vibes molto simili a L’Avana Vieja, ivi compreso il profumo di gasolio e urina che solo nelle città caraibiche frequentate ancora da cavalli si può assaporare.
Nato come porto commerciale faticosamente conquistato dagli Spagnoli sulle stesse aree su cui sorgeva un villaggio Maya, con il mal celato intento di difendere i ruggenti interessi economici dei Conquistadores, spesso minacciati da Pirati e Corsari, il centro storico di San Francisco de Campeche è stato fortificato con delle solide mura a prova di cannone ed è oggi un sito UNESCO dal decadente fascino coloniale.
Già che ci si trova a Campeche, vale quindi la pena fare il tour in bus panoramico della città vecchia, godendosi l’atmosfera consapevoli che la permanenza sarà prevalentemente culturale ed eventualmente enogastronomica*.

* Segue incoraggiante immagine di un servizio igienico presso un coloratissimo stabilimento industriale a breve distanza da uno scarico industriale sull’Oceano Atlantico.

Campeche y una Cucaracha

Non vorrei trasmettere troppe vibrazioni negative su queste ultime tappe del viaggio, probabilmente con la complicità della grande stanchezza e ad una inevitabile cacca a spruzzo, in Messico nota come maledizione di Montezuma, questi ultimi giorni sono stati particolarmente pesanti.

Villahermosa

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Non riesco minimamente a immaginare quale sia stato di grazia il motivo che ha spinto gli spagnoli a chiamare Villahermosa questa città.
Sulla lunga via di ritorno dallo Yucatan, a circa 5 ore e mezza di macchina da Campeche, colto peraltro da una febbre parecchio alta, la città di Villahermosa non mi è sembrata così bellina come suggerirebbe il nome.
Tuttavia sto nuovamente creando dei bias che non dovrei creare in voi che leggete.
A Villahermosa abbiamo visitato sostanzialmente solo il Mercado Publico Josè Maria Pino Suarez, limitandoci ad una sofferente (almeno per me) passeggiata nel centro della città (Plaza des Armas), dove abbiamo avuto incontri ravvicinati con la sconfinata povertà di alcuni mendicanti, nascosti dietro i muri di sostegno lungo i ponti dell’imponente Torre dell’Osservatorio Astronomico Turistico.
La via del ritorno non è finita con questa visita, proseguendo poi nuovamente verso Chipilo e Città del Messico, dove la stanchezza si è fatta sentire se possibile ancor di più.

Il Grand Tour del Messico e il grande silenzio

Il Grand Tour del Messico è stato di gran lunga il più impegnativo sino ad oggi, sia dal punto di vista delle distanze percorse, sia dal punto di vista delle energie impiegate.
Lungo la via del ritorno abbiamo avuto altre frizzanti avventure che saranno sicuramente oggetto di nuovi articoli su questo blog.
Nel frattempo ho avuto un incidente in moto, dignitosamente grave, e in convalescenza tra le spiagge del Delta, ho trovato il tempo di buttare giù il primo vero e proprio diario di viaggio “Dirotta su Cuba”.
Lo trovate solamente in formato Kindle su Amazon:

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